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domenica, 24 maggio 2009

Ha fatto bene Pinocchio


Ha fatto benissimo a schiacciare il grillo. E chi se ne frega se quello parlava.

Quello che da due giorni malvolentieri ospito dentro casa mi impedisce di sentire alcunchè: la musica, la televisione, YouTube, qualsiasi cosa, anche i miei pensieri.

Si nasconde dietro una credenza che pesa due tonnellate e che non posso spostare. Tace solo quando muovo la sedia, ma non è pratico produrmi nel ballo di san vito per avere un po' di silenzio.

Nella prossima vita vado ad abitare al venticinquesimo piano di un grattacielo. Alla peggio dovro liberarmi solo delle aquile.

postato da: Lorytina alle ore 23:10 | link | commenti
categorie: vita
mercoledì, 06 maggio 2009

Adolescenza, la mia

Nel 1975 avevo 14 anni. Mi godetti (si fa per dire, tra Compagno di Scuola e Lilly c'era poco da stare allegri) un concerto di Venditti nell'atrio della scuola. Saremo stati in meno di cento: noi seduti per terra a gambe incrociate e lui a suonare su un misero pianoforte verticale. Lui compreso nella parte del cantautore impegnato, noi ingenui, incantati, conquistati e rapiti dal "messaggio".

Poi siamo invecchiati, io e il suo pianoforte verticale.

A volte provo una nostalgia invincibile per quegli ideali - quelli della canzone - e per ciò che stavano a significare per me allora.
Chissà lui. Ma non importa.

Voglio dire: non mi interessa che lui, Venditti,  non abbia nostalgia di quegli anni, delle speranze di allora. Ma quella canzone è uno dei simboli di quello di cui mi sentivo circondata allora, che mi avvolgeva come l'abbraccio di mia madre.

Spero che il mio smarrimento odierno sia condiviso da quelli che erano il mio abbraccio materno allora. Di alcuni so, di moltissimi invece no. Ma confido di ritrovarli e di condividere una nuova stagione. Qualche timido segnale di fumo che offusca l'orizzonte lo percepisco, di tanto in tanto.

E' tempo di rinascere.

postato da: Lorytina alle ore 23:22 | link | commenti (3)
categorie: vita
martedì, 23 dicembre 2008

Zone NON sismiche

Stanotte ho avuto un sogno - che ora so premonitore - in cui a causa di un terremoto e poi di un'alluvione io perdevo, letteralmente pezzo per pezzo, la mia casa.

terremoto

Ora: pare che nella mappa delle zone sismiche in Italia la Sardegna non sia contemplata.

Se non fosse che nel sogno anche l'alluvione contribuiva alla perdita della casa, sarebbe l'uovo di Colombo: una bella casa in campagna a, per dire Oliena, o Berchidda, o Villacidro, o Pula.

Io però non mi arrendo: ci sarà pure in tutta la Sardegna un borghetto (da condividere - in appartamenti separati naturalmente - con sgnapisvirgola) a prezzo ragionevole, in zona non saccheggiata dall'abusivismo edilizio?

postato da: Lorytina alle ore 23:54 | link | commenti
categorie: vita
giovedì, 17 gennaio 2008

Be prepared

Lo stile di vita di noi occidentali è destinato ad impoverirsi. Lo stanno dicendo anche gli americani, che di crisi pesanti se ne intendono. E prendono ad esempio la stagnazione economica dell'Italia come il fischio d'inizio di una partita che perderemo, il che mi fa pensare che non sia solo l'incapacità della nostra classe politica (presa tutta insieme) a far crescere il PIL dell'1,3% contro lo stratosferico 2 o 2,5 del resto d'Europa.

Sto andando verso un'età in cui le esigenze di consumo diminuiscono, quindi imparerò ad accontentarmi di quel che posso pagare e non farò debiti per non lasciarli a chi dovrà poi pagarli al mio posto. Non ho figli, quindi non dovrò aiutarli a comprendere perchè prima cambiavano un cellulare ogni 3 mesi e fra un po' non potranno più permettersi neppure di ricaricargli la batteria. Ma ho un nipote di poco più di un anno, e spero che se crisi nera dev'essere che almeno arrivi prima che impari a parlare per dire "voglio", visto che adesso i suoi giocattoli preferiti sono cose gratis come una carta colorata o un rocchetto di filo. Come un gatto.

Quando non ci sono soldi per comprare rimane l'agio per desiderare, cosa che - a partire dai genitori di noi nati negli anni '60 - gli occidentali hanno smesso di fare da quando tutto è sembrato raggiungibile, anche a costo di pagarlo a rate.

Certo il segnale che non potevamo permetterci quello che come bambini capricciosi abbiamo voluto a tutti i costi c'era già da tempo, da quando abbiamo ricominciato, come ai tempi del boom, a firmare moduli di finanziamenti per comprarci la lavatrice, la TV LCD, perfino una vacanza alle Maldive, perchè risparmiare tutto l'anno per andare in vacanza a Spotorno è davvero da barboni, e nessuno di noi è un barbone..

Beh, sarà ora di cominciare ad abituarci all'idea che invece lo diventeremo.

postato da: Lorytina alle ore 19:44 | link | commenti
categorie: vita, workingclass
lunedì, 08 ottobre 2007

Versilia (vs Romagna)

viareggio6 Lo ammetto: sono di parte.

Da bambina ho trascorso le mie vacanze estive a Viareggio, e l'unico momento che ho potuto "godere" della riviera romagnola è stato in colonia, a 7 anni, e ancora oggi il ricordo mi genera orrore e raccapriccio. Poi, da adulta, ho conosciuto la Romagna di chi ci vive. Ma non l'ho mai vissuta davvero da turista.

Riconosco che amministratori, albergatori e bagnini debbano mettere in opera il necessario per attrarre nuovi turisti, in particolare giovani, che prima si rimbambiscono nelle discoteche della zona, poi, cresciuti, porteranno a Riccione i bambini e si alzeranno nel momento in cui i loro successori viveurs si accasciano svenuti sul letto, e più avanti torneranno senza figli (che vanno tre bagni più in là con i loro amici discotecari) e chiederanno sempre lo stesso ombrellone.

Occorre ammettere, tuttavia, che i ricordi infantili hanno un peso enorme nei sentimenti che i luoghi suscitano in noi. A volte visitare un luogo dell'infanzia può causare choc insanabili a causa delle orrende trasformazioni che ha subìto.

Viareggio, in questi quarant'anni, non è cambiata. Perlomeno non nella parte legata ai miei ricordi. Il laghetto dei cigni che è sempre uguale, tranne che al posto dei cigni ci sono le oche, ma sono comunque bianche. La pineta con quell'odore fresco di erbe e muschio. E l'ospedale con la sua facciata candida e le palme ad ombreggiarla. L'Hotel Royal con le sue torrette gialle. La darsena antica e il porto canale, dove mia nonna mi portava a vedere le barche. Le cabine di legno dei bagni con quell'odore inconfondibile di salmastro. Gli ombrelloni distanti uno dall'altro, con le sedie a sdraio invece dei lettini. E i pattìni di legno. E il tramonto sul mare anzichè dietro le case. E la cadenza strascicata della lingua.

Viareggio ha il fascino decadente delle vecchie signore incipriate e cotonate e ingioiellate e incartapecorite che vanno a teatro con il binocolo di ottone lucido.

Io l'adoro, come si adorano (quasi) tutte le cose dell'infanzia.

postato da: Lorytina alle ore 15:08 | link | commenti (14)
categorie: memories, vita
mercoledì, 01 agosto 2007

ATTENTATO!

Oggi un falchetto si è avventato in volo contro la mia Panda, portiera passeggero, evitandola all'ultimo secondo.

Non ho ben capito se era un tentativo di suicidio o un'aggressione. O forse una dimostrazione di abilità nel volo.

postato da: Lorytina alle ore 18:28 | link | commenti
categorie: vita
giovedì, 26 luglio 2007

Musica

Mi è capitato giusto ora, grazie a Youtube e alle sinapsi che sollecita, di fare un tuffo nella mia annosa passione per la musica.

Mi sono ricordata delle mie cotte per Mike Shrieve, David Bowie, Nick Drake, Peter Gabriel e Marc Bolan. Ero una esterofila fin dall'infanzia. Per tacere dell'amore che mi lega indissolubilmente a Rick Wakeman da quando ho ascoltato per la prima volta "The Six Wives of Henry VIII".

Mi sono ricordata di Loy e Altomare. Del primo (e unico) concerto di Venditti cui io abbia mai assistito, un Venditti giovanissimo che suonava un pianoforte verticale nell'atrio della mia scuola, davanti a non più di un centinaio di studenti sofferenti di acne, tormenti ormonali e sogni di società migliori.

Mi sono ricordata della mia passione per la PFM, Gianni Morandi e Sandie Shaw. Per le canzoni popolari di Giovanna Marini e Dario Fo. Per l'elettronica di Brian Eno.

Mi sono ricordata che allora si stava con i Beatles o con i Rolling Stones. Con gli Yes o con i Genesis. Con i King Crimson o con i Jethro Tull. Io, di nascosto, stavo con tutti.

Mi sono ricordata che me ne fregavo e ascoltavo qualsiasi cosa e me ne nutrivo. Ancora oggi ricordo a memoria il testo di "Felona" delle Orme, e non ne sono stupita. Non senza orgoglio sono quasi certa di essere tra i pochi ad apprezzare "Please Mr. Gravedigger" di David Bowie. O una dei pochi a ricordare "September song" di Jan McCulloch.

Mi sono resa conto che per quanto riguarda la musica solo raramente ho seguito la corrente grossa. Per questo sono fiera di me.

PS.: Post dedicato al tirabaci di Maurizio

postato da: Lorytina alle ore 22:19 | link | commenti (1)
categorie: vita
martedì, 17 luglio 2007

SPIGOLATURE ORIENTALI

Premessa: vivere da fumatori in un mondo di non fumatori è esercizio assai difficile.

L'aereoporto di Malpensa fa schifo. Questo è un assioma. Ma soprattutto, per la seconda volta, non sono riuscita a trovare la lounge della British Airways, dove avrei potuto fumare e testare, in penoso ritardo con il resto del mondo, il WiFi.

Le hostess di Singapore Airlines sono allegre e chiacchierano tra loro con aria gioiosa. Come quelle di Alitalia, uguale.

I nuovi sedili della Raffles Class sono spa-zia-li. Talmente grandi che mi hanno fatto venire voglia di mangiare un altro po' e passare direttamente nella categoria dei grandi obesi, che di sicuro il posto in aereo non mi stringe.

Il cibo in aereo è sempre orrendo, così come il vino. Inoltre, gli orientali hanno un concetto molto originale del susseguirsi dei sapori: dolce, poi salato, poi di nuovo dolce, poi formaggi, poi gelato, poi noodles, poi frutta.  Idem per la colazione, ma lì si comincia direttamente dalla frutta per andare a ritroso. Ci vuole molto spirito di adattamento. O molta fame.

 

Shanghai è calda 40° e umida il 2500%. In compenso il cielo è grigio di un misto di nebbia e smog. La solita minestra, insomma.

Finalmente riesco a pranzare in un ristorante cinese. Uno vero. I camerieri hanno un'età compresa tra i 16 e i 19 anni, taglio di capelli alla moda, scarpe idem, jeans a vita bassa, cinture di tessuto sfilacciate come gli stilisti trash comandano, e camicie di tessuto sintetico che solo un tempo dovevano essere state bianche; probabilmente non le cambiano da quando hanno iniziato a lavorare lì.
Alla cassa c'è una cariatide di sesso femminile con un'impalcatura di improbabili capelli rossi, una specie di Moira Orfei pre-stuccatura, con addirittura le stesse sopracciglia disegnate.
I tavoli si trovano in separé ottenuti con rami e stuoie di vimini, e gli avventori sono una meraviglia. Quello che mi è piaciuto di più aveva un imperdibile completino hawaiano sul giallo con pantaloni corti, scarpe bianche a rete e calzini di nylon rigorosamente alla caviglia.
Cucina Sichuan, deliziosa e molto piccante, per un totale di euri 16 in 5.

Le impalcature, anche quelle di palazzi di 8/10 piani, sono fatte di bambù. Altro che tubi Innocenti. Ci sono discrasie ecologiche notevoli in questo paese: il traffico è inchiodato 24/24, ma utilizzano materiali riciclabili per le impalcature e usano ancora le bacinelle d'acqua per trovare il buco nelle gomme delle bici.

Il mio bambino (la torre Jin Mao) non è più figlio unico, gli sta nascendo un fratellino più alto e più imponente. Ma come tutti i primogeniti lui, Jin Mao, è più bello.

I cinesi, si sa, sono appassionati di fuochi d'artificio. Approfittano di qualsiasi momento per spararne due o tre. Ma vederseli aprire nel cielo del cortile sotto l'hotel in mezzo a palazzi di 30 piani è davvero suggestivo. Lasciamo stare che come effetto cromatico e pirotecnico facevano un po' il paio con i botti di capodanno del vicino piromane: in mezzo ai grattacieli fa tutto un altro effetto. E un altro rumore, specialmente a mezzanotte e quaranta.

Tutto il mondo è paese, è cosa arcinota. Certo che trascorrere la serata in una tenda berbera in un posto il cui indirizzo è TaoJiangLu o qualcosa del genere mette addosso un discreto senso di straniamento. E di cosmopolitismo, digiamogelo.

Quando fa caldo, fa caldo. Sono rimasti alcuni sparuti quartieri di casine a due piani piene di cinesi e di negozi, baluardi del passato (e di parte del presente) in una città che si ritiene proiettata verso il futuro (e verso l'alto). Gli abitanti di questi quartieri, la sera, si ritrovano in strada, mollemente adagiati in mutande su sedie a sdraio vecchio stile - quelle di spaghetti di plastica - e chiacchierano sull'asfalto guardando col naso in su il futuro di qualcun altro.

Lo studio della natura umana è uno dei miei passatempi preferiti. Ho potuto esercitare questo privilegio in un locale alla moda. Ho confermato tutte le mie precedenti convinzioni, tra le quali quella principe è che gli uomini di qualunque età e di qualunque nazionalità diventano dei perfetti imbecilli - e da tali si comportano - non appena una gliela sventola sotto il naso. Quello che molte non capiscono, è che si ottengono molte più cose limitandosi a farla annusare che a concederne l'assaggio. Quelle come me lo capiscono solo quando arrivano ad un'età in cui potrebbero essere nonne.

Stenlio. Uno dei baristi era una delizia: mai un sorriso, occhi regolamentari a mandorla, capelli biondi e una scucchia da far invidia a Stan Laurel. Non so se è stato lui a preparare i miei mojitos, ma mi piace pensare di sì. Erano perfetti.

La giovane Moira Orfei. C'è una ragazza che sembra la Moira Orfei da giovane. Ha già cominciato ad acconciarsi con l'impalcatura. La vedo già cinquantenne a fare conti e incassare soldi in una bettola di Chengdu.

Silver Tai Chi. Dalle mie parti i pensionati si trovano sul campo da bocce della cooperativa. A Shanghai la mattina alle nove si trovano a mucchio sul marciapiede e fanno la loro mezz'oretta di Tai Chi. Devo cominciare ad allenarmi, non sia mai che arrivo all'età della pensione e non posso farmi il mio tai chi quotidiano.

I giornali cinesi pubblicano solo notizie inutili. Però carine. Per esempio, un trafiletto in prima pagina informava che quest'estate la municipalità di Shanghai ha messo a disposizione molti più pullman per i turisti che andranno a raccogliere frutta. Misterioso è rimasto il dettaglio se la frutta è di proprietà pubblica e se sfruttano i turisti per fare il raccolto.

Per la cronaca, quest'anno Wimbledon è stato vinto da Fedelì.

Jakarta è un gran casino, ma almeno ti accoglie con una vegetazione megavigliosa.

Il traffico è un delirio, gli assessori al traffico non hanno pensato di meglio che imporre le pool car (minimo 3 occupanti) con il risultato di far nascere una nuova professione: il passeggero. C'è gente che la mattina si mette sul ciglio della strada e per qualche rupia fa da passeggero al primo automobilista bisognoso di riempire i sedili. Anche così si porta a casa un pugno di riso.

Non sono mai riuscita a fare un pasto in un ristorante indonesiano. Cinesi, o occidentali, o giapponesi. Mi toccherà andarci in vacanza.

Avete presente quei vasi alti un metro che nei negozi di arredamenti in Italia ti fanno pagare trecento euri? Lì costano 10 euri. Prima della trattativa.

Nelle occasioni speciali, i cartelloni che qua si stampano su plastica lì si scrivono con i fiori.

 

Singapore comincia dalla proboscide dell'aereoporto, che puzza di muffa, tanto per ricordarti subito all'arrivo che questa città-stato è sulla linea dell'equatore e che quanto a umidità è seconda a poche. Però fumarmi una sigaretta di prima mattina in un giardino di girasoli in mezzo ai 747 mi piace un sacco.

Io non so se il Raffles è l'hotel più bello al mondo. Forse no. Ma ci va vicino. Gli inglesi sapevano vivere, anche nella Singapore 1887. Prendere l'aperitivo qui http://singapore-raffles.raffles.com/z912/restaurant_08.html è proprio una cosa bella.


Adesso, purtroppo, sono già a casa. Senza la valigia, che è rimasta da qualche parte tra l'oriente e l'occidente.

postato da: Lorytina alle ore 21:53 | link | commenti (6)
categorie: vita, workingclass
domenica, 24 giugno 2007

Bricolaggio - lavoro da uomini veri

SKU13-4135_3[1]

Sono molto orgoglioNa di me: oltre ad aver fatto una decina di altre cose, tutte faticose ma molto utili, ho montato da sola tre mobili dell'Ikea, tra cui una complicatissima cassettiera a 6 cassetti. Sono stati di grande aiuto gli attrezzi che da anni hanno preso il posto di un marito, i quali non mangiano, non sporcano, non hanno camicie da stirare, non richiedono altra manutenzione che il riporli nello scaffale della cantina.

Per premio mi sono concessa un cuba libre.

Peccato che:
- il cuba libre fa abbastanza schifo
- i mobili non bastano a contenere il contenuto per il quale erano stati comprati, per cui si rende necessario un'altro acquisto e relativo bagno di sudore
- la cassettiera è altissima e incombe nella camera da letto; stanotte mi farà di certo fare incubi terribili
- non ho più l'età e le energie. Mi fanno male tutti i muscoli. Dovrò fare una settimana di malattia per riprendermi.

Vantaggi:
- devo aver perso un paio di chili.

Sorvolo per il momento sull'Ikea, che richiede un post a parte, sebbene sarà solo un milionesimo post in argomento.

postato da: Lorytina alle ore 22:46 | link | commenti (6)
categorie: vita, workingclass
martedì, 22 maggio 2007

Il sogno di vivere in campagna

Una sogna di andare a vivere in campagna perchè pensa "che bella la natura, gli uccellini che ti svegliano la mattina, i grilli la sera, le cicale quando è caldo, le talpe che sì ti impediscono di tenere un orto ma tanto che ti frega, la verdura la compri all'iper" eccereta.

Una sogna di andare a vivere in campagna perchè pensa che potrà stendere i panni all'aperto e avranno sempre il profumo del sole, potrà leggere all'ombra di un albero in giardino, potrà invitare gli amici per un'allegra cena all'aperto, coltivare rose come se fosse una romantica lady nello Shropshire...

Shropshire 1

Poi spende i pochi soldi che è riuscita a risparmiare e si compra una casa che nominalmente è in campagna, quindi lontano da negozi di alimentari e distributori di carburante (le due cose che tengono in vita chi lavora fuori casa) ma su una strada, per di più su una curva, che per di più è su un incrocio, che per di più è abitato da troppe altre famiglie.

Ma fa buon viso a cattiva sorte e si dice "che mi importa, la casa è grande e ho un giardino con gli alberi sotto la cui ombra potrò allungarmi a leggere, e potrò comunque stendere la biancheria al sole, etc.".

Si illude.

Il primo segnale arriva a primavera, quando sei felice della tua scelta perchè finalmente il giardino si è risvegliato e i lillà sono fioriti e ti vengono gli schiopponi giardinieri e ti sveni dal vivaista (che riconosce al primo sguardo i dilettanti entusiasti e ti vende specie arbusticole che non reggerebbero una settimana in una serra perfettamente irrorata) e pianti piante e semini erba e ogni giorno stai lì a guardare i getti del glicine per tenere sotto controllo la sua crescita selvaggia. Un sabato mattina, addirittura, dopo aver rasato l'erba del prato, ti soffermi a riposarti seduta sul bordo del pozzo ad osservare le lumache che sbavano sul tuo prato, sentendoti in perfetta pace ed armonia con il mondo.
Poi, dopo aver svolto il tuo ruolo contadino della domenica (pardon, del sabato), esci a fare la spesa e rientri con diciotto borse e ti accorgi che quel millimetro quadrato di briciola di pane che è caduto per terra la mattina è ora assediato da un esercito di formiche in formazione di guerra.

Passano le settimane e il tuo entusiasmo primaverile si è già trasformato in ansia. Il giardino va curato: bisogna tagliare l'erba che comunque non ne vuole sapere di crescere dove le dici tu e soprattutto della specie che decidi tu, annaffiare le piante e i fiori ogni sera.
Gli uccellini con cui speravi di svegliarti la mattina sono buoni solo a coprirti l'auto di guano.
Quegli animaletti carini - ad esempio i topi moscardini - che speravi di incontrare in realtà devono aver scelto la casa di qualche altro vicino. A te sono rimasti gli scarti faunistici del vicinato, tutti insetti: ragni che parlamentano con te per il possesso della casa, grilli da un etto e mezzo che terrebbero sveglio anche il miglior cliente dell'Amplifon e che non si accontentano di sfregarsi le zampe all'aperto ma di tanto in tanto entrano in casa in visita, immagino a qualche parente.

Ma la ciliegina sulla torta arriva quando il caldo diventa opprimente e sei tutta contenta perchè anche senza aria condizionata la temperatura interna della casa è inferiore di almeno 5 gradi a quella esterna.

Chiusa dentro il tuo fortilizio fresco e ombroso, ti si presenta il nemico numero uno: le zanzare, in tutte le loro forme e specie. Con la scusa che qua è tutto pieno di campi e di fossi, eleggono i giardini a loro club, ci fanno i party, le zanzare tigre che sarebbero solo diurne ma lasciano il turno di notte alle loro sorelle culex pipiens. In quantità che i cittadini neppure sospettano.

attico Nella prossima vita i soldi li investo in un bell'attico in centro, con terrazza da 100 metri quadri.

postato da: Lorytina alle ore 23:07 | link | commenti (5)
categorie: vita, neighbourhood