Lui ha aperto all'aborto. Hanno ammazzato il più famoso medico abortista del suo paese.
Il mondo è una giungla, e gli USA ne sono il cuore.

Ha fatto benissimo a schiacciare il grillo. E chi se ne frega se quello parlava.
Quello che da due giorni malvolentieri ospito dentro casa mi impedisce di sentire alcunchè: la musica, la televisione, YouTube, qualsiasi cosa, anche i miei pensieri.
Si nasconde dietro una credenza che pesa due tonnellate e che non posso spostare. Tace solo quando muovo la sedia, ma non è pratico produrmi nel ballo di san vito per avere un po' di silenzio.
Nella prossima vita vado ad abitare al venticinquesimo piano di un grattacielo. Alla peggio dovro liberarmi solo delle aquile.
Fondamentalmente un imbecille leccaculo.
P.S.: E' uno dei tre moschettieri del PdL, insieme a Bondi e La Russa. Il trio Lescano della politica.
C'è un must degli ultimi tre quattro anni che mi provoca un lungo brivido giù per la schiena, ed è
ASSOLUTAMENTE (assolutamente sì o assolutamente no)
Luca Zaia, incidentalmente ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, intervistato stasera dalla Bignardi usa questo irritante tormentone CONTINUAMENTE. Per non parlare di "piuttosto che".
Io - meantime - mi deprimo.
La nostra sarebbe una lingua ricchissima, bellissima, quasi perfetta. E alla guida di un ministero (mica del gruppo degli ultras della pro patria) abbiamo uno che dice assolutamente sì e assolutamente no ogni tre parole.
Avrei largamente preferito che avesse fatto un'intervista rispondendo in trevigiano.
Le Barbare Palombelli (e i loro mariti) e i loro salotti e il loro birignao e la loro estraneità totale alla vita quotidiana delle persone qualsiasi, mi suscitano un senso di fastidio fisico.
Voglio chiedere a lei (a loro, che ce n'è appacchi) di tenersi fuori. Voglio chiedergli di diventare berlusconiane.
Di togliersi dalle palle, per parlare soto metafora.
Nel 1975 avevo 14 anni. Mi godetti (si fa per dire, tra Compagno di Scuola e Lilly c'era poco da stare allegri) un concerto di Venditti nell'atrio della scuola. Saremo stati in meno di cento: noi seduti per terra a gambe incrociate e lui a suonare su un misero pianoforte verticale. Lui compreso nella parte del cantautore impegnato, noi ingenui, incantati, conquistati e rapiti dal "messaggio".
Poi siamo invecchiati, io e il suo pianoforte verticale.
A volte provo una nostalgia invincibile per quegli ideali - quelli della canzone - e per ciò che stavano a significare per me allora.
Chissà lui. Ma non importa.
Voglio dire: non mi interessa che lui, Venditti, non abbia nostalgia di quegli anni, delle speranze di allora. Ma quella canzone è uno dei simboli di quello di cui mi sentivo circondata allora, che mi avvolgeva come l'abbraccio di mia madre.
Spero che il mio smarrimento odierno sia condiviso da quelli che erano il mio abbraccio materno allora. Di alcuni so, di moltissimi invece no. Ma confido di ritrovarli e di condividere una nuova stagione. Qualche timido segnale di fumo che offusca l'orizzonte lo percepisco, di tanto in tanto.
E' tempo di rinascere.
http://www.youtube.com/watch?v=AratTMGrHaQ
Not embeddable. Sony rules.
Un capolavoro. Di Leonard Cohen, ma questo è secondario.
I risultati educativi della repressione a Gaza sono quelli che possiamo vedere qui sotto.

I bambini morti - è vero - non potranno crescere, ma non potranno neppure imparare quello che gli adulti di oggi hanno imparato in decenni di repressione. Questi a Gaza sono i giochi. Quando non sono una cosa vera.